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giovedì 1 gennaio 2009

I left my soul there down by the sea

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Quelle che vedete sopra sono le mie impronte sulla Brophy’s beach vicino a Whitianga nella Coromandel Peninsula.
Sulla spiaggia si affacciano direttamente tante villette estive, di cui invidio spudoratamente i proprietari. Ero lì a farmi una passeggiata, parlare con l’oceano e guardare paesaggi come questo


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accompagnata dai soliti gabbiani, quando, seduta con il mio-ipod, percepisco qualcosa alle mie spalle…
Un camper sta tentando una discesa rischiosa, passandomi pochi cm accanto, per sistemarsi direttamente sulla spiaggia per passare la notte.
Ne escono 3 ragazzi inglesi, che stanno facendo il giro del mondo e che, per farsi perdonare del disturbo, mi offrono una birra (che diventeranno 2). Si fanno 2 chiacchiere, si gioca ad un assurdo gioco tailandese. E mi sorprendo ancora di come sia facile parlare con la gente in questa terra, che rende tutti più amichevoli.
Il giorno dopo ci si re-incontra per caso in un posto davvero particolare.
Se state girando per la spiaggia e improvvisamente vedete gente scavare buche nella sabbia con delle pale e altre allegramente spaparanzate con il culo a mollo nei buchi scavati, non pensate subito di essere tra gente scappata dal manicomio: siete arrivati alla Hot Water Beach.

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In pratica succede che appena sotto la sabbia si trovino delle acque termali calde (a tratti persino ustionanti) accessibili a tutti nei momenti di bassa marea (annunciata ogni giorno alla radio). Che dire se non che è una ficata assurda???
Eccomi (di nuovo) con il culo a mollo nell’acqua calda
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Mi sono poi spostata verso l’estremo nord della Coromandel Peninsula, dove sono stata ospite per 2 giorni in un Centro di ritiro buddhista.
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A parte l’assoluta pace del luogo, devo dire che mi è piaciuto molto il fatto che i buddhisti non cerchino di indottrinarti in nessun modo, ma ti lascino libero accesso a tutto quello che hanno (niente è chiuso a chiave), compresi, soprattutto, alcuni libri di filosofia tibetana, che sono disponibili, gratis, per tutti.
Da Colville, mi sono avventurata per una strettissima strada sterrata su e giù per le colline per arrivare a Fletcher Bay, l’estremità settentrionale della Coromandel Peninsula. Non credo ci siano parole appropriate per descrivere la bellezza dei paesaggi che ho visto
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Quasi alla fine della strada, dopo più di 20 km di nulla, di sicuro non mi aspettavo che mi spuntasse davanti un campeggio
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(In nuova zelanda i campeggi stanno in posti, in genere, meravigliosi, a vero contatto con la natura).
E anche se l’unico vezzo di questo posot, era un bagno molto spartano, credo che le persone che fossero lì non potessero che essere contente di svegliarsi ogni mattina con questa spiaggia davanti
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Credo sinceramente non ci sia miglior posto dove campeggiare al mondo.
Se poi, come me, siete amanti dei molluschi, la Coromandel Peninsula vi regalerà sicuramente delle bellissime soddisfazioni, tra cui assolutamente non posso scordare le ostriche più buone e saporite che abbia mai mangiato
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A presto con i racconti del Northland (pare il titolo di un libro).
Intanto, buon anno a tutti e buona neve (sob sob).

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mercoledì 17 dicembre 2008

Somethings cannot be bought



Al contrario delle altre città neozelandesi che tendono un po' tutte ad assomigliarsi, Wellington possiede un carattere particolare, che le dona un'aria diversa.
La capitale della Nuova Zelanda mi accoglie con il clima che la contraddistingue: ventoso e freddo. Per fortuna pullula di locali, caffé e ristoranti in cui riparararsi. Veramente, mai visti tanti caffè uno attaccato all'altro. Sicuramente qui non si morirà mai di fame, né si avrà difficoltà a trovare una cucina del mondo che piaccia: pare l'esposizione mondiale dei cibi di ogni regione del mondo!




come potete notare la città è decisamente moderna, ma con un certo stile. Pur non essendo enorme, possiede comunque l'aria tipica della città cosmopolita e molto impegnata con la gente che cammina in fretta per le strade.
Cerca anche di darsi un tono da capitale sofisticata, ma, personalmente, entrando nei grandi magazzini “chic” di Wellington, misono fatta 4 risate: non avete idea dei cenci che vendono!



Non parliamo poi delle scarpe... vivere qui, per quanto riguarda questo particolare ambito (diciamo pure ossessione) sarebbe davvero problematico, anche se, ormai, pure io mi sono adeguata alla moda locale: tutti in infradito, che piova o ci sia il sole.
A Wellington, vive anche una discreta comunità di italiani e così (di nuovo), mi sono ritrovata in un'esperienza surreale: vedere un film con Tomas Milian (precisamente squadra antifurto, prodotto nel mio anno di nascita) in una casa, vista oceano sulle colline wellingtoniane, dopo un'ottima pasta e un bicchierino di Vecchia Romagna etichetta nera, non è esattamente una cosa che capita tutti i giorni.
E, a parte il trash, che sempre mi segue e mi ama (ricambiato) ovunque io mi sposti, devo dire che appena torno a casa mi riguarderò tutti sti capolavori del cinema trash anni 70, epoca in cui l'italia era veramente ridotta da panico, ma almeno rideva di se stessa e creava, in qualche modo, cose originali e divertenti... [inizio polemica] non proprio come ora che esportiamo Muccino e Ramazzotti (non l'amaro, purtropppo). [Fine polemica]
Lasciata Wellington, mi sono diretta al Tongariro Park, parco nazionale più “anziano” della Nuova Zelanda. Nel parco si trovano 3 vulcani attivi: il Mount Ruapehu (la cima più alta dell'isola del nord), il mount Tongariro e il mount Ngauruhoe, che, sono certa, qualcuno di voi maniaci della trilogia del signore degli anelli (so per certo, che c'è qualcuno che mi segue con l'atlante di dove sono state girate le scene) riconoscerà come Monte Fato della Terra di Mordor



(a sinistra il tongariro, a destra, il “monte fato”)



Nel parco ho percorso il tongariro crossing, o meglio ne ho percorso la metà e poi sono tornata indietro a piedi (circa 16 km di montagna), [[-sì avete letto bene]], perchè non mi andava di unirmi alle comitive organizzate con i pulmini che ti portano da una parte e ti vengono a prendere alla fine del percorso.
Camminare in mezzo a questo affascinante paesaggio vulcanico



sola, con il tuo i-pod (rigorosamente in modalità brani casuali), è veramente un'esperienza.
Ci sono stati momenti divertenti, in cui in una salita un po' impegnativa per i miei poveri polmoni, sperando in una canzone che mi desse la carica, è partita “me gustas tu”, ma nella versione Manlio Sgalambro (e dai pur con il trash) e quindi, invece di partire in quarta sulla salita sono scoppiata a ridere come una deficiente, rischiando un'embolia polmonare; ci sono stati momenti in discesa in cui si scivolava, in cui ho capito che il mio i-pod mi voleva morta, dopo che ha tentato di far partire concertina, prontamente skippata dopo un secondo. Ma soprattutto ci sono stati momenti di totale energia e fusione con quella natura lunare, sorprendente e imprevedibile, in cui mi sono sentita talmente bene da mettermi a cantare come una cretina in mezzo al nulla

“I traveled round the world
Looking for a home
I found myself in crowded rooms
Feeling so alone...
...I never felt so happy”

e, persino, a ballare in mezzo alla lava pietrificata.
Ma non ditelo a nessuno ;-)

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sabato 6 dicembre 2008

Sud, fuga dell'anima, tornare a sud, come si torna sempre all'amor

Il mio ultimo giorno nell'isola del Sud è stato davvero divertente. Ero ospite in un b&b gestito da una coppia di italiani (in NZ da 12 anni), di cui credo non ci sia bisogno di specificare le vedute in tema politico

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Non mi sono persa l'occasione, poi, per andare con loro alla scuola di cucina italiana, che loro organizzano per qualche sparuto kiwi interessato alla cosa. Voi non avete idea dell'esperienza surreale... prima di tutto sentire esclamare un uomo italiano, davvero convinto e infervorato sull'argomento (quasi si stesse parlando di sopravvivenza della specie umana) “pasta is more important than gnocchi”, nel bel mezzo di una lezione di cucina in un paesello sconosciuto (Motueka) della Nuova Zelanda, mi ha fatto scoppiare a ridere come una cretina e nessuno capiva perchè. Comunque “pasta is more important than gnocchi” diverrà per sempre un mio must assoluto.

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così come assolutamente divertente è stato vedere i kiwi alle prese con il montare i bianchi delle uova e, soprattutto, nell'incorporarli all'impasto.
NON NE AVEVANO UN'IDEA, pareva che stessero mescolando della calcina! In effetti, questa del cibo è, inevitabilmente, una grossa differenza culturale tra noi e loro. Per la maggiornaza dei kiwi, la bocca va riempita perchè bisogna e non è molto importante la qualità di quel che si mangia e ti guardano quasi tu fossi un pazzo eretico se gli spieghi che i bianchi delle uova si devono amalgamare con pazienza e gentilezza (e quasi amore) e, spesso si mettono a ridere davanti ad affermazioni del genere.
A loro piace trovare in genere tutto pronto (nei supermercati si trova qualsiasi cosa aromatizzata a qualsiasi cosa, con abbinamenti a volte francamente scorcentati) tanto che mentre ero nella regione dei vini di Marlbourough, una tizia ha fatto sentire a me e a una tipa inglese un olio di oliva aromatizzato al limone (tranquilli, c'erano pure arancia e lime tra i gusti disponibili) per cercare di vendercelo. Risultato: l'inglese è impazzita con i soliti (it's amazing, the best thing ever, so delicious, etc) e io con faccia schifata ho detto che sta roba in italia non avrebbe mai avuto successo, perchè in realtà basta prendere dell'olio, spremerci un po' di limone e amalgamare con una forchetta (una cosa che ai più imbecilli tra i miei connazionali richiede sì o no trenta secondi trenta) e dà risultati nettamente migliori. Le due tizie mi hanno guardato senza capire, ma vabbè.

In mattinata mi ero fatta un giro breve nell'Abel Tasman National Park, anche se il tempo era un po' penoso, ma quando c'è bello farsi tutto il parco a piedi (ci vogliono 3-5 giorni) deve essere un'esperienza meravigliosa, così come in kayak

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dopo aver lasciato il b&b mi sono diretta verso Picton, per prendere il traghetto per l'isola del Nord, ma prima ho fatto la strada panoramica Queen Charlotte Drive, che offre splendidi panorami sui Marlborough Sounds





proprio quest'ultima foto, vi fa vedere, dall'alto, la spiaggetta che ho trovato per caso, facendo un sentiero in mezzo al nulla.



ovviamente non avevo il costume, ma l'acqua era così bella e non particolarmente fredda che mi sono buttata in mutande! Tanto a condividere la spiaggia con me c'erano si o no altri 3 esseri umani, accampati a distanza e 2 simpatiche anatre. Qui le anatre sanno che ogni essere umano porta cibo con sè. Infatti appena ti vedono, ti si avvicinano senza problemi. Così, ho diviso il mio pranzo (2 pezzi di ciambella che !!!! mi aveva gentilmente lasciato come spuntino) con le amiche anatre. Risultato: io ho mangiato mezza fetta, loro una e mezzo! (ma mi sono sentita come San Francesco in mutande... e questo non ha prezzo).
Sono poi arrivata a Picton dove questo assurdo albero di natale, mi ricordava che è dicembre. Nella mia testa, infatti, anche se razionalmente so che è dicembre, ora è estate e, quindi, ogni volta che vedo qualche decorazione natalizia in giro, rimango sempre un attimo basita



intanto il mio traghetto si avvicinava



non nego, che lasciando l'isola del sud mi sono sentita terribilmente triste, quasi quando devi lasciare un amico che non sai quando e se rivedrai.
Poi però i paesaggi attraversati in traghetto, il suono della nave che avvertiva le mille barche a vela nella baia di scansarsi



la faccia di Saviano che compariva dalla traduzione di Gomorra (che un ragazzo stava leggendo) e l'immancabile i-pod hanno battuto la momentanea malinconia. Davanti a me c'era ormai l'isola del nord, un territorio ancora da scoprire.
A presto con i racconti di Wellington e del Tongariro National Park (lo so, sono un po' indietro).

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venerdì 28 novembre 2008

cerco un centro di gravita' permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente

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ovviamente il centro di gravità permanente, che che ne dica il buon Franco, non l'ho ancora trovato, ma nella foto mi vedete seduta esattamente sul CENTRO geografico della Nuova Zelanda,

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che si trova su una collina di Nelson, graziosa città sul mare, nel nord dell'isola del Sud.
Nelson, al contrario di ogni città europea che si rispetti, possiede un centro francamente bruttino (la loro cattedrale è , a dir poco, raccapricciante) e una zona preiferica residenziale meravigliosa,
Immaginate, infatti, case sulle colline che danno direttamente sul mare con strade sali e scendi (un po' in stile San Francisco), il tutto circondato da una vegetazione lussureggiante e con un clima a dir poco ideale (questa è una delle zone con più sole e in cui piove meno di tutta la Nuova Zelanda).
Quindi ,se decideste mai di trasferirvi qui, questa è la vista che potreste avere da casa:

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(tra parentesi il terreno che vedete spoglio nella parte bassa della foto è in vendita, se volete mi informo).
Nelson ha un ritmo molto particolare: sembra di stare in una città in cui succeda quel che succeda chissenefrega, tanto qui si sta benone. Qui tutti sono rilassati e cordali, tanto che mentre giravo per strada, scambiando due parole con un signore (qui praticamente tutti ti salutano o ti sorridono se ti incontrano in giro, specie in un sentiero) non ho potuto fare a meno di accettare delle arance che mi ha appositamente staccato dall'albero che cresce nel giardino di casa sua. Compreso nel prezzo c'era pure indirizzo, numero di telefono ed email, non sia mai che io decida di tornare o abbia bisogno di qualcosa dalla nuova zelanda. Normale, no?

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Proprio in città c'è anche una bella spiaggia (Tahunanui beach), dove si può tranquillamente fare una passeggiata al tramonto o il bagno se c'è caldo.

Nei giorni in cui non ho aggiornato il blog, sono finalmente riuscita a vedere le balene a Kaikoura, ma non sono riuscita a fotografare il momento migliore quando la balena si re-immerge e rimane con la coda in alto per qualche secondo (che poi è l'immagine ufficiale del logo di Kaikoura)perchè la prima balena l'ha fatto quando non ero preparata a fare foto e la seconda si è immersa senza farlo (maledetta!) quindi le foto che ho non sono un granchè ma meglio di nulla.
Ho visto due esemplari di sperm-whales (non ho idea della traduzione in italiano, ma penso sia capodoglio) che sono veramente animali immensi. Peccato, però che la parte che emerge quando salgono per respirare è veramente minima, quindi non ti rendi proprio ben conto di quanto grande sia l'essere che ti è di fronte, a meno di 50 metri. Quindi se passate di qua, consiglio di risparmiare un po' e fare l'escursione in aereo, in cui, dicono le balene si vedono meglio, o per lo meno, se ne intuisce meglio la dimensione.

Quel robo grigio che vedete è la balena

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e qui potete notare il famoso spruzzo dal ''naso''

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ed ecco a voi pure un albatross

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Prima di Nelson, sono poi stata nella regione vinicola di Marlborough, che è un altro posto fantastico.

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qui mi sono trattata bene e sono stata in un b&b direttamente nelle vigne, a casa di due signori molto simpatici con un grande senso dell'umorismo e una casa a dir poco meravigliosa con piscina, giardino alla mediterranea (in cui crescono arance e limoni) e orto con ogni ben di dio.
Nel raggio di 5 km da dove ero, ci sono circa 25 cantine e praticamente tutte sono aperte per far assaggiare i loro vini. Ovviamente non ho perso l'occasione e mi sono fatta un bel giro, iniziando a degustare vini dalle 11 del mattino (subito dopo aver mangiato bacon e uova :P)
Devo dire che i vini neo-zelandesi sono in generale buoni, anche se comunque particolari per un europeo. Alcuni sanno molto di frutta, altri sono molto minerali, hanno comunque gusti molto più particolari dei nostri. Ho degustato in generale ottimi Pinot grigi e Sauvignon Blanc, anche i Pinot neri non sono male (anche se preferisco la regione del Central Otago per quelli) e qualche ottimo Riesling. Invece, proprio non sopporto i loro Chardonnay, che sanno di affumicato che manco il salmone e, soprattutto il Gewurztraminer, che non si potrebbe immaginare più diverso dal nostro: il nostro è profumato ed aromatico; il loro o è secco e superalcolico (sfiorando i 15 gradi) o è un po' meno alcolico ma dolce (?!?!). Ho tentato di spiegare ai kiwi perchè per me quel vino era “strange ma non so mica se ci sono riuscita :P
Però ho trovato una specie di passito (ovviamente acquistato) che mi ha dato particolare soddisfazione.
In ogni caso, sempre in zona si mangia benissimo e i menù sono particolarmente curati (purtroppo non ho foto perchè mi ero scordata la macchina fotografica a casa) e c'è una sorta di atmosfera mediterranea, forse dovuta anche al vino e all'olio di oliva che si produce qui. Anche questo è un bel posto dove stare, anche perchè tutte le persone che lavorano in zona e si occupano della terra, del vino o anche solo del marketing dello trasudano una passione per quello che fanno, che davvero non può non ben impressionare chi si trova, semplicemente, a passare per queste lande benedette dal bacco e apollo.

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giovedì 27 novembre 2008

Catherine likes high places, high up on the hills, a place for making noises, Noises like the Whales [...] and listen to the wind blow

ATTENZIONE CI SONO BEN DUE POST NUOVI.
e dato che non c'e' due senza tre, appena mi riprendo dal wine-tasting,ne postero' pure un altro.

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Kaikoura meriterebbe, di diritto, a livello di cittadina, di stare tra le città peggio riuscite al mondo. Nonostante questo, è immersa in uno scenario naturale pazzesco (montagne innevate che danno direttamente sull'oceano

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e ha la fortuna di essere ormai diventata una delle sedi principali di whale-watching (osservazione delle balene) e non solo (sempre in zona sono presenti delfini, otarie, orche, pinguini, albatros e foche. Praticamente l'arca di Noé!
Ovviamente sono qui per le balene, che diciamoci la verità, si fa un po' fatica ad avvistarle ai lidi :P
Il pomeriggio in cui sono arrivata c'era un vento allucinante. Per un po' non si riuciva a camminare e io ero in un sentiero sopra la scogliera a picco sul mare (penso che però peggio di me se la passassero quelli che avevano scelto il sentiero sull'oceano che nel frattempo era in burrasca seria)

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il vento trasportava disperse gocce di oceano e infatti alla fine di tutto quanto, quando sono riuscita a riconquistare la macchina, avevo la faccia completamente salata!
Stamattina avevo appunto la gita per avvistare le balene... il tempo era bello con un caldo allucinante ma il vento non dava tregua. Arrivo da dove dobbiamo partire e allegramente scopro che hanno cancellato tutte le uscite di oggi perchè il mare è previsto molto agitato. Mi hanno fissato un nuovo appuntamento per domani (ma ora ci sono delle nuvole in cielo poco raccomandabili)...speriamo bene.
Quindi abbastanza contrariata (anche perchè a parte le balene la città non è che offra molto) ho preso la macchina per fare un giretto e subito chi ti incontro? Un branco di foche intente ad oziare e a prendere il sole. Le altre volte avevo sempre visto le foche o da alture o dalla barca, ma stavolta ero davvero vicina (meno di 5 metri, non di più che le foche., se spaventate, sono capaci di mordere)

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poi dato che il caldo si fa insopportabile anche in maglietta e pantaloni di cotone, decido di tornare a casa a cambiarmi e mettermi in vera tenuta da spiaggia con le infradito (che qui chiamano jandals)

e infatti eccomi a prendere il sole

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come vedete non sono l'unica
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ho provato anche a mettere i piedi nell'oceano pacifico

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e vi assicuro che era veramente freddo.

Ho concluso la giornata seduta ai tavoli di legno accanto ad un baracchino (letteralmente) dove cucinano pesce fresco. Un posto a cui non daresti due soldi ma che qui conoscono tutti ed apprezzano anche perchè è molto economico
La mia scelta: le famose cozze della Nuova Zelanda, famose perchè, oltre ad essere 4 volte le nostre, hanno il guscio di colore verde.

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e tutto questo l'ho pagato meno di 3 euro (cespy, continua pure ad andare a Dublino :P).
Direi che nonostante nessuna balena avvistata, non è stata una brutta giornata...

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ice age coming ice age coming throw me in the fire

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La west coast della Nuova Zelanda è un posto davvero unico al mondo.
Oltre ad avere montagne a picco sul mare di Tasmania, presenta un facile accesso a due ghiacciai (il Fox Glacier e il Franz Joseph Glacier) quasi a livello del mare, circondati da foreste sub-tropicali, che definire lussureggianti è dire poco.
A questa latitudine, non esiste altro luogo al mondo in cui i ghiacciai siano così vicini alla costa.

La grandezza del Fox e del Franz Joseph è dovuta all'enorme quantità di pioggia che si abbatte sulla regione del westland (si parla di qualcosa come più di 7 metri di precipitazioni all'anno e, in effetti, la regione è soprannominata giustamente wetland) e , nelle quote più alte, di neve (e qui si parla addirittura di 35-45 metri di neve all'anno).
I ghiacciai, come è ovvio che sia, sono anch'essi soggetti alla forza di gravità e, per questa ragione, scivolano verso valle. La particolarità però del Fox e del Franz Joseph glacier è che il loro ritmo di discesa è stupefacente: il Franz Joseph avanza al ritmo di un metro al giorno ma può arrivare fino a 5 (una velocità di ben 10 volte superiore ai ghiacciai europei). Inoltre, questi sono forse, gli unici ghiacciai al mondo che non si stanno ritirando, ma anzi stanno avanzando.

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Questo è il Fox glacier (chiamato così in onore di William Fox, primo ministro locale dotato di una certo divismo visto che si auto-intitolò il ghiacciaio) ed è pure, tra i due, quello che ho visitato meglio (purtroppo però per mancanza di tempo e salute non ho fatto l'esporazione di mezza giornata a piedi sul ghicciaio e per mancanza di soldi, non ci sono volata sopra in elicottero).
Il ghiacciaio è lungo 13 (ho detto TREDICI) chilometri, ha una profondità massima di 350 metri e termina 250 metri sopra il livello del mare. Ma meglio di tutti i numeri è sufficiente questa foto

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che mostra a confronto l'altezza di 2 esseri umani (sono i due puntini blu e rossi in basso a centro-sinistra) con la parte terminale del ghiacciaio.
Impressive, no?

Sempre in zona si trova lo spendido lake Matheson, che si vanta di essere il lago più fotografato della Nuova Zelanda. Il motivo è presto spiegato: il nostro amico Aoraki (esattamente il versante opposto a quello da me già visitato e postato in precedenza), infatti, si specchia letteralmente nelle sue acque, creando scenari fiabeschi

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(Aoraki è quello sulla destra, sulla sinistra invece il monte Tasman).

Sono poi stata a Hokitika, città famosa per la lavorazione della giada. La città in sè è piuttosto bruttina, ma alloggiavo in un fantastico campeggio provvisto di bungalow in legno con tanto di bagno e cucina e davanti a me avevo un piccolo allevamento di animali:capre, maiali, polli, papere e i buffi alpaca

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In più ho finalmente visto (e per giunta gratis, visto che sono diventati attrazione turistica= fonte di guadagno) i famosi glow-worms. Vi chiederete che diamine sono? Ebbene sono larve delle zanzare dei funghi, che emanano, al buio una luce blu-verdina (quelli che ho visto io ero decisamente più blu che verdi). I glow worms si sviluppano in ambienti umidi e, in genere, bui e si creano un appiglio alla parete della roccia o alla vegetazione. Altri insetti, attratti dalla luce, si dirigono verso il glow worm, rimanendo incastrati in alcuni filamenti per diventare, infine il pasto della larva. Devo dire che 'sti glow worms sono davvero bellini. Nel buio all'improvviso ti appaiono tante lucine blu in stile natalizio... sembra quasi un presepe (sapete quei presepi in cui, a un certo punto, diventa notte e si vedono le stelle), però si discuteva con altra gente che possono anche diventare vagamente inquietanti: immaginate, infatti, di rimanere al buio di notte nel bosco ed improvvisamente vi appiono tutte ste lucine??? io penserei di essere in una puntata di x-files.

Dalla West coast, mi sono poi di nuovo spostata verso est, per raggiungere la località montana termale di Hamner Springs dove c'era un caldo allucinate.
Non vedrete foto di Hamner, semplicemente perchè ho passato l'intera giornata con il mio amabile culo immerso nelle acque termali ad una temperatura variabile tra 36 e 41 gradi e pure in acque sulfuree che sapevano di uova marce.
Consigliano di non guidare dopo l'immersione e ora capisco perchè: ero stremata!
Nonostante questo, nella stupenda guesthouse dove ero ospite, avevo a mia totale disposizione (oltre ad un megaschermo lcd) la cucina e mi sono preparata, manco fossi Salvo Montalbano, la pasta con le sarde (ok mancava lo zafferano e il finocchietto, ma era comunque molto buona). Finita, la pasta, arrancando verso la tv mi metto a fare zapping e che ti trovo su Maori Television? Il film di Castellito tratto dal libro della moglie con Penelope Crùz (di cui ora non ricordo il titolo): il tutto in italiano sottotitolato in inglese. Ormai il film era quasi finito, ma nella scena in cui i becchini chiedono che cosa devono scrivere sulla lapide e Castellito risponde: “Italia”, quasi quasi mi commuovevo (pensando anche alla stretta attualità della scena).
Poi ho pensato alla canzone di Mino Reitano, ho finito l'ennnesimo bicchiere di Sauvignon Blanc e mi è passata subito :P
ITALIA ITALIAAAAAAAAAAAAAA, questa canzone io la canto a TEEEEEEEEEEEE





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